Pinelli, Tomacelli e Cristoforo Colombo

Pinelli, Tomacelli e Cristoforo Colombo




 

Il nostro sforzo di costruire una storia di Giugliano basata su fatti e documenti si scontra sovente con la necessità di alcuni di creare una storia in “do minore”, una sorta di storiella fatta di immaginazione e voli pindarici. Capita di conoscere persone che sono convinte che Giugliano abbia una storia nascosta, occultata da non si sa chi, ne perché. Non è mio interesse la ricerca di realtà ipotizzate e non sostanziate da alcuna certezza ma puoi capitare che certe circostanze, scaturite da documenti, possano condurre a chiudere gli occhi e, partendo da dati certi, immaginare qualche cosa che ha una base reale ma non della quantità come a noi piace immaginare. È il caso di un documento che ha scatenati la mia fantasia sino al punto di immaginare il finale della storia che vado a raccontare.
Partiamo dal registro battesimi della parrocchia di san Giovanni. È l’anno 1596, viene registrato il battesimo di un bambino di nome Francisco. Il padre è Federico Tomacelli e la madre è Cornelia Pinelli. Il battesimo ha come cornice la chiesa di santa Sophia e come testimoni una nutrita rappresentanza della nobiltà napoletana: Galeazzo Pinelli, Carlo de Juvara, Cesare Pinelli, Favorita Pinelli, Lucretia de Marinis, Miele Cacciapuoti e Oratio Cachano.
Federico è un esponente dell’alta finanza. Da poco ha dato vita ad un Monte di Misericordia detto Monte dei Capece. Cornelia è di famiglia di origine genovese ed è, sicuramente, nipote di Cosmo, colui che ha comprato gran parte di Giugliano da qualche decina di anni. Insomma è il battesimo di un bambino frutto di un connubio tra famiglie potentissime nel vice reame, da annoverare tra quelle dei banchieri e dei feudatari che rivestono alti incarichi dell’apparato statale gestendo e possedendo gran parte delle finanze pubbliche e/o del debito pubblico. Insomma questo battesimo è una ulteriore unione tra le famiglie Pinelli e Tomacelli.
Un legame reso forte da quanto è accaduto quasi un secolo prima.
È il 1584 viene eletto papa Innocenzo VIII, al secolo Giovan Battista Cybo. Nato a Genova nel 1432 e morto a Roma il 25 luglio 1492, pochi giorni prima della partenza di Colombo dal porto di Palos e pochi mesi prima della scoperta del nuovo mondo. Era figlio di Aronne, nome di antichi echi ebraici che si vuole fosse nato a Rodi, da Maurizio e Saracina Marculla. Il nome della madre farebbe ipotizzare provenienze islamiche. Aronne era stato uomo degli Angiò e successivamente degli Aragonesi. Alla sua morte volle essere seppellito nella Cattedrale Capua, a pochi passi da Giugliano. Giovan Battista visse a Napoli dove ebbe sicuramente due figli, che riconobbe, Franceschetto, che sposò Maddalena de Medici, figlia di Lorenzo, e Teodorina. Gli altri figli, si parla di cinque, vennero definiti nipoti a fatti entrare a corte. Alla morte del padre, dopo avere soggiornato per motivi di studio a Padova, prese i voti e intraprese una carriere ecclesiastica che lo vide vescovo di Molfetta e, successivamente, eletto al soglio pontificio a 52 anni. Papa lo divenne come scelta mediata tra le fazioni di Giuliano della Rovere e Rodrigo Borgia. Questo ultimo, uno spagnolo, che gli succederà col nome di Alessandro VI era il padre di Cesare e Lucrezia Borgia. Dovette avere molto peso nella vicenda di Colombo e della caratterizzazione spagnola della scoperta delle Americhe.
Non è interesse di questo breve lavoro esaminare la vicenda di Innocenzo VIII e della successiva “damnatio memorie”. Ci interessa trovare elementi che si possano collegare, nello spazio e nel tempo, con battesimo di cui abbiamo parlato in inizio.
Cybo, la famiglia del Papa, era una famiglia genovese menzionata già nel X secolo. Si vuole che uno di questi, Tomaso, si trasferisse a Napoli dando origine al ramo dei Tomacelli. Già alla fine del 1300 la famiglia aveva annoverato tra i suoi membri un papa, Bonifacio IX, al secolo Pietro Tomacelli, nato a Napoli, nel 1356, e morto in Roma il 1 ottobre 1404,figlio di Giacomo e di Verdella Caracciolo, feudatari di Casarano.
Quando Innocenzo VIII assurge al soglio pontificio sale alla ribalta un altro personaggio che suscita il nostro interesse: Francesco Pinelli.
Leggiamo nella Enciclopedia Treccani, dizionario Biografico degli italiani, che Francesco era nato a Genova attorno al 1450, da Silvestro. La famiglia paterna era di rango patrizio e stava guadagnando una collocazione primaria entro i traffici con l’Oriente Cristiano, la Spagna e il Meridione d’Italia, in ragione di nuovi legami economici e parentali in particolare con Aronne Cybo , consigliere di Alfonso il Magnanimo alla corte di Napoli. Atti emanati da Innocenzo VIII vogliono che Francesco Pinelli, i suoi fratelli e sorelle fossero nipoti del pontefice “secundum carnem”, ossia figli di una sorella del papa. Francesco già in precedenza ricopriva l’incarico di depositario della Camera apostolica, nei regni di Castiglia e León, con il compito di esigere tributi finalizzati al contrasto dell’espansione turca nel Mediterraneo. In società con la famiglia genovese dei Centurione, aveva sviluppato una fiorente attività di mercatura e prestito che lo portò a risiedere stabilmente a Valenza e infine nella capitale andalusa, prossima a divenire centro nevralgico dei rapporti economici tra Vecchio e Nuovo Mondo. A Siviglia, sposò María de la Torre. Il patrimonio personale di Pinelli e i suoi legami con l’aristocrazia spagnola e con il vertice amministrativo e finanziario del Regno di Castiglia divennero di primaria grandezza con l’avvio del pontificato Cybo. Nel 1486 Pinelli divenne banchiere del papa in terra iberica. Il continuo e diretto interscambio con i re cattolici e i profitti che ne derivarono, permisero il finanziamento dei primi viaggi di Colombo. Le Capitolazioni di Santa Fé (aprile 1492), stipulate presso la Granada, sancirono le modalità di finanziamento della prima spedizione colombiana, coperta per il 70% da denari presi a prestito dalle casse della Santa Hermandad, la ricca confraternita di cui Pinelli era frattanto divenuto tesoriere. In caso di insuccesso Pinelli avrebbe personalmente rifuso l’Hermandad. Il felice esito della spedizione gli consentì invece di tornare a sostenere le imprese di Colombo. Giunsero quindi le nomine di commissario aggiunto all’ufficio di baccelliere e procuratore fiscale (detenuto da Pedro Díaz de la Torre, parente di sua moglie) sulle entrate del porto di Cadice, il cavalierato di Santiago e infine l’incarico di factor general della Casa de la contratación, la nuova istituzione preposta ai traffici con il nuovo mondo. Pinelli morì a Siviglia nel marzo 1509 e fu sepolto nella cappella di famiglia della cattedrale, intitolata alla Vergine del Pilar.
Una storia scritta da un Cybo Tomacelli e da un Pinelli assieme ad altri personaggi dai cognomi che ritroviamo nei documenti redatti, in seguito, a Giugliano: quello della moglie di Francesco Pinelli, Maria de la Torre, e quello della famiglia Centurione. Nei registri del 1500 troviamo, per breve tempo, testimonianze di una famiglia con il cognome de la Torre, mentre Centurione era il cognome della moglie di Giovanni d’Aquino che, nel 1628, battezza il proprio figlio a Giugliano e poco dopo acquista il feudo dai Pinelli e dal duca di Monteleone. Cosmo è la parte napoletana della famiglia Pinelli. Con le ricchezze acquisite con la “scoperta” dell’America la famiglia, tramite lui, investirà, agli inizi del 1500, nel vicereame di Napoli attraverso la fondazione della la potente banca Pinelli-Ravaschieri e acquistando feudi, tra cui Giugliano. I saldi rapporti tra le famiglie attrici, finanziatrici e propugnatrici della “scoperta” delle Americhe si rinsalderanno a distanza di un secolo nella nostra Giugliano, nello scenario della chiesa di santa Sophia, nel periodo dello splendore economico e artistico della città inducendoci a pensare che un poco dell’epopea della scoperta del nuovo mondo si è riverberato nella nostra terra.

Pio Iannone