MONTE VIVO: UN VULCANO A VARCATURO??

MONTE VIVO: UN VULCANO A VARCATURO??




Monte vivo : un vulcano a Varcaturo?
I documenti del codice diplomatico normanno riservano sempre grandi sorprese. La loro lettura fornisce, in primis, una attestazione di stima allo storico Agostino Basile in quanto testimoniano che questi documenti li ha letti al momento della redazione della sua Historie. Onore alla sua memoria anche se come è assodato: Nessuno è profeta in patria. Infatti pochi lo conoscono ed ancora di meno sono quelli che hanno studiato le sue pagine di ricostruzione storica di Giugliano.
Reso omaggio torniamo al motivo di questo post.
Tra i vari toponimi indicanti località di terreni venduti o, per lo più, donati a monasteri e alla Chiesa di Aversa , per varie volte, troviamo la indicazione: Mons vivus
La prima è del 1143, mese di maggio, quando Simone da Sora dona alla chiesa di san Paolo una terra “a monte Vivo, nella Liburia, presso il Castello di Patria”
La seconda è del 1165 quando Guglielmo de Abenavolo dona alla Congregazione di san Paolo una “terra presso il Castrum di Patria nel luogo detto mons Vivus”.
La terza, qualche anno, dopo precisamente nel 1172, quando Roberto figlio di Raone, vassallo della città di Aversa, dona, sempre, alla congregazione di san Paolo, “una terra nel Gualdo nel luogo detto mons Vivus”.
Di questa località, almeno sino ad ora, non trovo più menzione ma la sua indicazione potrebbe indicare qualche fenomeno vulcanico presente al momento storico nella zona di Varcaturo.
In due atti è citato il Castrum di Patria come punto di riferimento della ubicazione del terreno.
Sappiamo da un documento del 18 marzo 1091 che Riccardo, principe di Capua, nel donare al Monastero di san Lorenzo di Aversa i diritti di pesca sulla parte di mare antistante la vecchia foce cita, come riferimento dei limiti, il porto e il castello a mare.
Castrum che ritroviamo segnato nelle carte del 1500 come ancora esistente.
Quindi possiamo asserire, con relativa certezza, che i terreni donati ricadevano a ridosso della vecchia foce del lago di Patria, all’epoca unica foce esistente, ove era ubicato il “castrum” probabilmente a difesa dello scalo marittimo stesso.
Monte Vivo, o Vivus, cosa può significare?
Non ci sta molto da pensare: seguendo l’etimo latino mons, la parola “monte” è usata, indipendentemente dalla sua altezza assoluta, quando un rilievo presenta un dislivello notevole dal terreno circostante, nel nostro caso, quindi una montagna viva.
Un vulcano scomparso con il tempo?
Che la zona sia stata oggetto di attività di tale peculiarità è cosa nota ai geologi al pari dei sommovimenti bradisismici del suolo.
Lo testimonia la vicenda della isola Atticella, già descritta da Gianfranco Russo
Questo isolotto si trovava a ovest dello specchio d’acqua ed era collegato alla terra ferma con una sorta di pontile. Testimoniata in alcuni documenti di epoca normanna , come donato alla Mensa Vescovile di Aversa, viene riportata nel 1772 nella carta disegnata da Vincenzo Fioravanti.
Maggiori informazioni le fornisce Cavalier p. dell’abito di Cristo Niccolò Carletti – ingegnere del Re delle due Sicilie, filosofo, professore di matematica e della scienza dell’architettura universale, accademico di merit o nel libro, dedicato a Maria Carolina, Regina delle due Sicilie, dal titolo “Storia della Regione della Terra Abbruciata della Campagna Felice”, pubblicato nel 1787.
Nel trattare il lago di Patria, scrive:
“… da siffatte concause si è formata una ragguardevole isola d’infinito novero di stratii di colore bigio, già per gran parte ricoperta di terra vegetale, quasi tutta rivestita di boscaglie, spineti ed erbe da pascolo. Tale isola in oggi si denomina Atticella e si possiede dall’Episcopio di Aversa”.
Poi Atticella si inabissa e scompare. Non sappiamo quando.
Notizie che indicano quali stravolgimenti naturali hanno contraddistinto la nostra fascia costiera: avanzamenti del mare, aperture vulcaniche, inabissamento di parti del territorio, a cominciare dalla parte della città antica prospiciente la vecchia linea di costa.
Notizie che dovrebbero sollecitare uno studio più completo del territorio e del suo passato condotto da organismi scientifici che, si sa, difettando di fondi, si attivano solo su sollecitazioni delle amministrazioni locali.
Quando, però, queste ultime, percepiscono l’importanza della problematica e delle criticità del territorio.
È sinora non è il nostro caso!
a CURA DI ANTONIO PIO IANNONE